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“Mi chiamava principessa”

L’Acisjf  promuove eventi in tutta Italia in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

 6 milioni 788 mila donne nel corso della propria vita hanno subito una violenza fisica o sessuale. Sono i dati Istat relativi all’anno 2015. E nel primo semestre del 2016 si contano oltre 60 femminicidi. Il 12 per cento di queste donne non ha avuto il coraggio di denunciare.

In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Acisjf (Associazione Cattolica Internazionale a Servizio della Giovane) – realtà di volontariato di donne a favore di altre donne, con 21 case di accoglienza in tutta Italia, 40.000 pasti gratuiti erogati e 20.000 ragazzi e giovani donne in gravi difficoltà aiutate – promuove una riflessione sul tema della disuguaglianza dei rapporti tra uomini e donne, che la Dichiarazione adottata dall’Assemblea Generale Onu definisce “uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini”.

«La data scelta dalle Nazioni Unite ci ricorda il sacrificio delle sorelle Mirabal – commenta Patrizia Pastore, presidente nazionale della Federazione Nazionale Acisjf – brutalmente assassinate nel 1960 per contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo, dittatore disumano della Repubblica Dominicana. Non si trattò di omicidio puramente politico. Patria, Maria Teresa, Minerva morirono perché donne».

«Quando una donna arriva da noi – dichiara la presidente Pastore – si trova in una situazione di assoluta insicurezza e instabilità emotiva. In seguito al continuo aumento dei casi di violenza in famiglia, si è assistito negli ultimi anni all’incremento della richiesta di donne sole o con bambini, per lo più in difficoltà economica e alla ricerca di un ambiente protetto e sereno dove poter riprendere in mano la propria vita. A questo punto l’Acisjf supporta le sue ospiti attraverso l’ascolto, la lettura dei bisogni e la condivisione con gli enti che partecipano al progetto individuale di accoglienza».

mi-chiamava-principessaGli eventi. Numerose le iniziative Acisjf in tutta Italia per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dell’accompagnamento delle donne in difficoltà, che hanno paura di denunciare mariti, compagni, fidanzati, amanti. La presidente nazionale Acisjf parteciperà ad uno degli eventi in programma per oggi 24 novembre a Verona. Il Comune in cordata con le associazioni del territorio che si occupano di aiuto al femminile hanno promosso un intero mese di incontri, tavole rotonde e dibattiti, dal titolo “Mi chiamava principessa”, durante il quale è previsto l’intervento della scrittrice Dacia Maraini.

Anche il gruppo Acisjf di Piacenza ha organizzato l’incontro testimonianza “Figli della violenza”, in sinergia con il Cif, oggi 24 novembre alle ore 16.00 presso la Sala Consiglio Provinciale. È prevista l’introduzione di Bianca Zeni, presidente del Cif provinciale Piacenza, e di Giuseppina Schiavi, presidente del comitato Acisjf di Piacenza. Interverranno con testimonianze personali: Alessandra Dionisi (ambulatorio immigrati), Marta Bettini (psicologa), Pamela Campanile (ostetrica), Martina Colledani (psicologa progetto “Oltre la strada”), Maria Teresa Berté (Servizio minori “Telefono Rosa”).

L’appello. Il 25 novembre non è soltanto la ricorrenza per fare memoria delle vittime innocenti del femminicidio, ma anche occasione preziosa per lanciare un appello sulle priorità che attendono una risposta celere e qualificata: «Con lo slogan “Anche il tempo è violenza” vogliamo denunciare la perdita di tempo e di risorse di cui le donne diventano vittime nel momento in cui l’iter burocratico e quello giudiziario si bloccano» precisa Pastore.

La presidente Acisjf elenca le azioni urgenti da compiere: «È di assoluta importanza riuscire ad intervenire sulla lunghezza dei tempi di attesa dei colloqui con i servizi sociali, abbreviare le tempistiche delle indagini e dei processi che portano a sentenze lontanissime nel tempo e non risolutive, poter fornire una consulenza psicologica attiva 24 ore su 24 che supporti la donna nel suo percorso».

Per non continuare ad assistere a tragici eventi di cronaca, è necessario prendere a cuore la situazione di fragilità di tante donne, senza dimenticare percorsi di sostegno e recupero degli uomini che perpetrano le violenze.

 

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