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Lasciateci essere bambini

Domenica 15 gennaio si celebra la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Papa Francesco la dedica ai bambini costretti a scappare dai conflitti armati dei loro Paesi. 

di Mariarosaria Petti

Ogni minuto 24 persone sono costrette ad abbandonare la propria casa. 1 ogni 113 persone sulla Terra è un richiedente asilo, uno sfollato interno, un rifugiato. Sono i dati del rapporto annuale 2015 pubblicato dall’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati. Numeri impressionanti. La metà dei rifugiati a livello globale è minorenne. Sono i bambini a pagare il prezzo più alto del flusso migratorio: circa 50 milioni i piccoli sradicati dal loro nido. Di questi, 28 milioni scappano da guerre e conflitti, in una ripartizione che vede 10 milioni di minori in condizione di rifugiati, 1 milione è richiedente asilo in attesa di decisione, 17 milioni gli sfollati all’interno dei propri Paesi (dati Unicef).

Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2017

Un fenomeno preoccupante, che ha destato l’attenzione di Papa Francesco: “Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce” è il tema scelto da Bergoglio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebra domenica 15 gennaio.

Sono i bambini a pagare il prezzo più alto del flusso migratorio

La preoccupazione del pontefice riguarda i più piccoli: «Tra i migranti, invece, i fanciulli costituiscono il gruppo più vulnerabile perché, mentre si affacciano alla vita, sono invisibili e senza voce», in costante pericolo di finire «facilmente nei livelli più bassi del degrado umano, dove illegalità e violenza bruciano in una fiammata il futuro di troppi innocenti, mentre la rete dell’abuso dei minori è dura da spezzare». È in crescita il numero dei bambini che attraversano le frontiere da soli. Nel 2015, oltre 100.000 minorenni non accompagnati hanno richiesto asilo in 78 paesi (il triplo rispetto al 2014). Papa Francesco lancia tre piste su cui lavorare: protezione, integrazione e soluzioni durature.

 

I diritti dei più piccoli

Donne e bambini rappresentano il nuovo volto dell’esodo: fragili, vulnerabili e più sensibili. Per loro è necessario garantire il pieno riconoscimento dei diritti nei Paesi di arrivo. Papa Francesco ricorda nel suo messaggio le «esigenze uniche ed irrinunciabili dell’età infantile»: il diritto ad un ambiente familiare sano, il diritto alla scuola, il diritto a giocare e ad essere bambini. Di fatto, un bambino rifugiato ha 5 volte di più la probabilità di non andare a scuola rispetto ad un coetaneo non rifugiato. Quando la campanella suona anche per questi minori, è proprio tra i banchi di scuola che si annida la probabilità di essere vittime di discriminazione e bullismo.

 

Il monito dei Vescovi italiani

Durante la presentazione del messaggio del pontefice, lo scorso 10 gennaio, mons. Nunzio Galantino, segretario generale della CEI, ha lanciato l’appello dei Vescovi italiani: «Sì a sbloccare una legge ferma che allarga la cittadinanza ai minori che hanno concluso il primo ciclo scolastico, così da allargare la partecipazione, cuore della democrazia, e favorire processi d’inclusione e integrazione». E ancora un deciso “sì” per «sbloccare e approvare una legge ferma che tutela i minori non accompagnati, non destinandoli a nuovi orfanotrofi, ma a case famiglia, a famiglie affidatarie, accompagnate da una formazione attenta a minori preadolescenti e adolescenti».

 

Al via i nuovi corridoi umanitari

Un segno concreto di accoglienza dei migranti è arrivato ieri, con la firma del protocollo d’intesa per assicurare un ingresso legale a 500 profughi eritrei, somali e sud-sudanesi, che sfuggono da conflitti armati in corso nei loro Paesi. A siglare l’accordo al Viminale la Conferenza Episcopale Italiana, con il segretario Nunzio Galantino; la Comunità di Sant’Egidio, con il presidente Marco Impagliazzo (come promotori); il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione e il Direttore delle politiche migratorie della Farnesina, Cristina Ravaglia, per lo Stato italiano. Un esempio da seguire per Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio: «L’Europa, tentata dai muri come scorciatoia per risolvere i suoi problemi e troppe volte assente, guardi a questo modello di sinergia tra Stato e società civile replicabile anche in altri Paesi».

Corridoi umanitari: nuovo modello di sinergia tra Stato e società civile

«La Chiesa Italiana si impegna nella realizzazione del progetto – chiarisce Galantino – facendosene interamente carico, grazie ai fondi 8 per mille, senza quindi alcun onere per lo Stato italiano; attraverso le diocesi accompagnerà un adeguato processo di integrazione ed inclusione nella società italiana».

 

Vicenza: 10 donne a servizio delle migranti

Nel territorio locale si gioca la partita dell’accoglienza e dell’immigrazione. Lo sa bene Adriana Sella, presidente dell’Acisjf di Vicenza: «Da oltre 20 anni l’Acisjf svolge un servizio di accoglienza educativa-abitativa. Apriamo le nostre porte a donne maggiorenni con o senza figli, ma tutte con serie problematiche da seguire con attenzione». Nell’ultimo periodo la presenza degli immigrati a Vicenza è aumentata notevolmente: «Sono soprattutto giovani donne immigrate a chiederci aiuto – spiega Sella – il nostro obiettivo è consentire loro di recuperare il ruolo genitoriale, dando anche un regime di semi-autonomia, con la guida di educatrici esperte, impegnate 9 ore alla settimana». La casa Acisjf aveva inizialmente a disposizione 3 appartamenti, a cui se ne sono aggiunti altri 2, grazie ad un finanziamento della Regione. «Avevamo pensato inizialmente di adibire il monolocale a disposizione per i neomaggiorenni con esperienze di comunità alle spalle, dando un punto di appoggio nel tempo necessario a costruirsi una propria autonomia». Il progetto non è stato però sostenuto. «L’esigenza principale a cui far fronte riguarda gli sfratti» prosegue Sella.

Ho imparato anche a sostituire la cuoca!

Un lavoro prezioso sorretto dal buon cuore di poco più di 10 volontarie: «Ciascuna aiuta come può. Ho imparato anche a sostituire la cuoca!» confessa la presidente dell’Acisjf vicentina, in carica da circa un anno.

Il futuro è nel volto di un bambino, il presente in una mano tesa di un adulto.

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