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Il voto alle donne

30 gennaio 1945: le donne italiane conquistano il diritto di voto

 Era il 30 gennaio del 1945 quando le donne videro il riconoscimento del loro diritto di elettorato attivo e passivo. Una delibera del Consiglio dei ministri che affonda le radici in convulsi e continui passaggi storici. Soltanto dieci giorni prima, Togliatti sollecitava con una lettera De Gasperi per porre la questione del diritto di voto alle donne nell’imminente consiglio dei ministri.

La lettera di De Gasperi. «Ho fatto più rapidamente ancora di quanto mi chiedi. Ho telefonato a Bonomi, preannunciandogli che lunedì sera o martedì mattina tu e io faremo un passo presso di lui per pregarlo di presentare nella prossima seduta un progetto per l’inclusione del voto femminile nelle liste delle prossime elezioni amministrative. Facesse intanto preparare il testo del decreto. Mi ha risposto affermativamente», la risposta di De Gasperi. Come ultimo punto all’ordine del giorno, la questione fu esaminata con poca attenzione ma la maggioranza dei partiti si dimostrò favorevole all’estensione. Le uniche donne a essere escluse erano menzionate nell’articolo 354 del regolamento per l’esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza: si trattava delle prostitute schedate che lavoravano al di fuori delle case dove era loro concesso di esercitare la professione.

La Chiesa e il voto alle donne. Molti anni prima – nel 1919 – in netto anticipo rispetto al resto del mondo ecclesiale, don Luigi Sturzo (fondatore del Partito Popolare) inseriva nel programma del partito l’estensione del diritto di voto alle donne. Mentre Pio X nel 1905 affermava: «Non elettrici, non deputatesse, perché è ancora troppa la confusione che fanno gli uomini in Parlamento. La donna non deve votare ma votarsi ad un’alta idealità di bene umano […]. Dio ci guardi dal femminismo politico».

Bisognerà attendere Pio XII, che il 21 ottobre 1945, alle presidenti del Cif, dirà: «Ogni donna, dunque, senza eccezione, ha, intendete bene, il dovere, lo stretto dovere di coscienza, di non rimanere assente, di entrare in azione per contenere le correnti che minacciano il focolare, per combattere le dottrine che ne scalzano le fondamenta, per preparare, organizzare e compiere la sua restaurazione», rompendo definitivamente la tradizione clericale in merito.

Il successo alle prime elezioni. Alle elezioni del 2 giugno 1946, 21 furono le donne elette, cinque delle quali – Maria Federici, Angela Gotelli, Nilde Jotti, Teresa Noce, Lina Merlin – faranno parte della Commissione incaricata di scrivere il progetto di Costituzione repubblicana, che vedrà la luce nel 1948. La nostra Carta ha garantito così alle donne pari diritti e pari dignità sociale in ogni campo.

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