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Nel vivo della riforma

Riforma Terzo Settore, niente proroghe: il governo approva i decreti ora al vaglio delle Commissioni di Camera e Senato, oltre che della Conferenza Stato Regioni.

Ad un anno dall’approvazione della legge delega, il Consiglio dei Ministri ha licenziato il 12 maggio scorso in via preliminare i tre decreti attuativi per completare la riforma del Terzo Settore, avviata nella primavera del 2014, dall’allora presidente Matteo Renzi.

I decreti delegati riguardano il Codice del Terzo Settore, l’impresa sociale e il cinque per mille. Si tratta del fulcro della rivoluzione pensata dall’esecutivo: una proposta che comprende 103 articoli e che interviene su tutti gli ambiti giuridici, fiscali e sociali degli enti di Terzo Settore e che si affianca alla nuova legge sul Servizio Civile Universale, approvata qualche mese fa.

Tempistica

Tra fine giugno e inizio luglio, il via libero finale. Si stima che nel giro di 45 giorni possa arrivare l’approvazione definitiva del Consiglio dei Ministri, dopo che – come da prassi – il testo sia stato vagliato dalle Commissioni parlamentari competenti sia alla Camera che al Senato, oltre che dalla Conferenza Stato Regioni.

Le preoccupazioni delle associazioni

Non è stata accolta la richiesta di un rinvio, invocata da molte associazioni. «Ci sono stati sicuramente dei miglioramenti – ha dichiarato la portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, Claudia Fiaschi – ma i decreti scontano tempi troppo stretti per un’utile discussione su tutte le previsioni della delega. Per questo abbiamo sostenuto la necessità di una proroga. Ciò che è stato votato in Consiglio dei Ministri ci soddisfa solo in parte e avvertiamo la necessità, sulla base dell’accordo del 27 aprile, di una ripresa immediata del confronto istituzionale per trovare soluzioni alle criticità che permangono».

A preoccupare sono le modifiche introdotte all’ultimo minuto riguardanti l’impresa sociale, che aprono serie considerazioni sulle attività di cooperazione sociale. Non meno allarmanti le misure relative alla fiscalità. Un percorso istituzionale da seguire con attenzione.

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