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Chi sono i care leavers?

Ogni anno, in Italia, circa 3 mila giovani neomaggiorenni con esperienze fuori famiglia alle spalle sono costretti a diventare adulti in fretta. Lo Stato sospende ogni forma d’aiuto e impone loro di cavarsela da soli. Tra le esigenze a cui rispondere anche quella di un’autonomia abitativa.

di Mariarosaria Petti

“Coloro che hanno perso gli affetti familiari”. È la traduzione letterale di “care leavers”, definizione adoperata dalla letteratura scientifica internazionale per inquadrare i neomaggiorenni, che hanno vissuto parte della loro infanzia o adolescenza in un contesto etero familiare. In affidamento o in una comunità. Parliamo di ragazzi allontanati dai genitori o che non hanno mai conosciuto una madre o un padre ma anche di adolescenti con esperienze di affidamento fallite. Per questi giovani – circa 3 mila ogni anno in tutta Italia – spegnere le 18 candeline è tutt’altro che un abito da sogno, una festa e una torta a più piani. È entrare nella giungla che si chiama mondo e cavarsela da soli.

Allo Stato stanno a cuore i care leavers?

Facciamo un passo indietro. Per indagare il fenomeno dei neomaggiorenni fuori famiglia è opportuno consultare i dati. Quali, ci chiediamo. Infatti, non esistono fonti ufficiali: primo sintomo dello scarso interesse nutrito dallo Stato per i care leavers. Spulciamo allora le statistiche che riguardano i minori in affido, per capire cosa accada a chi sta per compiere la maggiore età fuori famiglia. L’ultimo rapporto è a cura del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza e risale al 2012. In cinque anni, le Regioni non hanno più trasmesso gli aggiornamenti dei dati in materia, con la grave conseguenza di avere una fotografia vecchia sulla quale ragionare in termini di nuove misure da adottare. Soprattutto se consideriamo il massiccio aumento degli ultimi anni degli ingressi di minori stranieri non accompagnati.

I dati

Nel 2012, in Italia sono 14.194 i bambini e adolescenti in affidamento familiare e 14.255, invece, accolti in servizi residenziali. Scopriamo che i 18-21enni che hanno continuato a vivere in strutture di accoglienza sono 1021, di cui 635 stranieri. Si tratta dei pochi fortunati beneficianti del cosiddetto “proseguo amministrativo”, un salvagente concesso da un Regio Decreto del 1934. Un provvedimento con il quale il Tribunale dei Minori dispone il protrarsi della permanenza in comunità educativa di un neomaggiorenne “abbandonato”, che non abbia ancora raggiunto un sufficiente grado di autonomia. Ad oggi, come attestano i numeri, i casi si contano sulle dita di una mano, perché siamo immersi nell’epoca dei tagli alla spesa e a rimetterci è sempre la voce di bilancio deputata al welfare. Per gli altri, al compimento della maggiore età, è prevista la sospensione degli aiuti dello Stato.

Cosa accade se un gruppo di ragazzi cresciuti “fuori famiglia” e ormai divenuti adulti decide di mettersi insieme e dare vita a un’associazione? È la storia di Federico Zullo, classe 1979, che nel 2010 ha fondato insieme ad alcuni amici l’associazione Agevolando, la prima realtà in Italia promossa da giovani che hanno vissuto parte della loro infanzia e adolescenza “fuori famiglia” e che hanno deciso di aiutare altri ragazzi che oggi vivono la loro stessa esperienza.

Il quadro non è ancora completo. Alcune sentenze della Cassazione hanno imposto ad alcuni genitori il mantenimento dei loro figli ritenuti non sufficientemente in grado di provvedere a loro stessi. Un ghigno ci compare sul viso quando apprendiamo che i piccoli di casa in questione avevano 44 anni. Secondo l’Istat si è giovani fino ai 35 anni. Una regola non valida per tutti: ai care leavers è chiesto di diventare adulti in fretta e senza il supporto di una famiglia.

I rischi

acisjf agevolandoEsclusione sociale, marginalizzazione, devianze, tendenza alla delinquenza. Sono questi alcuni dei pericoli a cui sono più esposti i care leavers. Questi ragazzi rientrano nel 44% dei giovani disoccupati ma non hanno il cuscinetto dei genitori a difesa. In più hanno bisogno di trovare un’autonomia abitativa e si aggirano nell’universo degli affitti proibitivi. L’Università rappresenta una chimera. Una grave ingiustizia. E se dagli aspetti più pragmatici scivoliamo nel profilo umano e psicologico, come non ricordare le situazioni di vulnerabilità e fragilità da cui provengono? Condizioni che meriterebbero di essere seguite da specialisti anche dopo il compimento della maggiore età.

Alcune strade possibili

“18 anni è bello ma complicato” ha scritto un care leaver. Come garantire un futuro stabile e sereno ai neomaggiorenni che concludono un percorso di accoglienza in affido, comunità o casa famiglia, al pari dei loro coetanei sostenuti dai genitori? Basterebbe poco. Un fondo nazionale a cui attingere dedicato a interventi e progetti per l’inserimento lavorativo; agevolazioni per una collocazione abitativa; percorsi con figure di riferimento significative e un sostegno per completare gli studi. Siamo in presenza di un vuoto enorme: culturale, politico e legislativo.

Abbiamo un dovere verso questi ragazzi. Sono stati traditi già una volta, quando il cuore di bambino è più tenero e indifeso. Non possiamo voltare loro le spalle di nuovo, mentre spengono la diciottesima candelina.

 

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