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Stop ai femminicidi

Nei primi 5 mesi del 2017 sono già 29 i casi di femminicidio. Negli ultimi 15 giorni altri nuovi e atroci episodi di violenze contro le donne, a cui compagni, mariti o fidanzati hanno brutalmente tolto la vita.

Nadia aveva soltanto 21 anni. È stata ammazzata ieri dal fidanzato, che ha vagato per tutta la notte con il corpo della donna riverso nella sua autovettura, a Dignano, in provincia di Udine. È l’ennesimo femminicidio di un’estate che sembra essere intrisa del sangue di tante donne innocenti: tra il 13 e il 14 luglio quattro donne sono state uccise dai loro compagni o da ex. I casi registrati nei primi cinque mesi di quest’anno sono almeno 29.

4Il 2016 si è chiuso con 116 casi di femminicidio, più di una vittima ogni tre giorni.

Dati impressionanti, che impongono una seria riflessione.

«Come Federazione Nazionale di donne impegnate nel volontariato a servizio di altre donne, l’Acisjf è in prima linea per combattere il fenomeno dilagante del femminicidio» dichiara la presidente nazionale, Patrizia Pastore.

«Il decreto legge contro il femminicidio dell’ottobre 2013 è stato un strumento giuridico fondamentale per l’inasprimento delle pene e delle misure cautelari – prosegue Pastore – ma, come gli ultimi drammatici casi dimostrano, non basta». La legge approvata rientra nel quadro della convenzione di Instabul, introduce l’arresto in flagranza obbligatorio per i reati di maltrattamenti in famiglia e stalking. Tra le novità, l’allontanamento dalla casa familiare e le aggravanti per i maltrattamenti perpetrati in presenza di minori o contro donne incinte. 1

«Anche la presidente Boldrini ha affermato che non bastano le leggi. È necessario lavorare a livello culturale, iniziando con i bambini. Un impegno educativo che le case di accoglienza Acisjf di tutta Italia vivono con molta serietà» precisa Pastore.

I dati

Quasi sette milioni di donne hanno subìto qualche forma di abuso nel corso della loro vita. Più dell’82% dei delitti commessi a scapito di una donna, nel nostro Paese, sono classificati come femminicidi. Nella maggioranza dei casi la vittima è italiana, solo nel 22% dei casi è straniera, con una larga maggioranza proveniente dall’Est Europa. Il 74,5% degli assassini hanno nazionalità italiana. Il 53,4% dei femminicidi si è registrato al Nord; il 75,9% si è consumato in ambito familiare. L’età media delle vittime è di 50,8 anni. L’arma da taglio è la più usata (1 volta su 3).

Sono invece 652mila le vittime di stupro e nel 52,7% dei casi autori della violenza sono partner o ex. Anche i dati della tipologia di richiesta d’aiuto sono sconfortanti: il 40,2% di donne vittime di una qualche forma di violenza non si è fatta aiutare, perché pensava di poter gestire la situazione da sola.

«Come presidente di un’associazione di volontariato mi preoccupa la chiusura di tanti centri antiviolenza per mancanza di fondi. Nei territori locali, è necessario creare reti e sinergie tra vari attori che possano rispondere con competenza e prontezza alle richieste d’aiuto delle donne: come volontarie possiamo fare tanto, ma solo in rete e in dialogo con i centri qualificati per tali tipi di intervento» continua la presidente Pastore.

La legge del 2013 sul femminicidio aveva stanziato 10 milioni all’anno per i centri antiviolenza.

La prima tranche è stata erogata (in ritardo), la seconda – una volta entrata nelle casse delle Regioni – sembra sparita. 3_def«Un’altra grande preoccupazione riguarda i figli orfani delle vittime della mattanza: lo Stato non può e non deve dimenticare questi minori» commenta la presidente nazionale dell’Acisjf.

Un emendamento alla legge di bilancio approvato in Commissione alla Camera ha predisposto 5 milioni di euro per il triennio 2017-2019 da destinare al Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, con il preciso intento di sostenere le donne vittime di violenza e i figli rimasti orfani dopo casi di femminicidio. «Un finanziamento che speriamo non svanisca nel nulla, anche questa volta».

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