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Fiaccolata contro la tratta

A Piacenza, la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la tratta di esseri umani è stata animata con la fiaccolata “Migrazione senza tratta” organizzata dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXXIII, a cui hanno aderito la Diocesi di Piacenza – Bobbio, la CISL, la Consulta delle Aggregazioni Laicali – di cui fanno parte varie associazioni femminili del territorio, come la Protezione della Giovane -. È stata portata all’attenzione della cittadinanza la storia di abusi e riscatto di Sofia.

Ogni anno, nel giorno di Santa Giuseppina Bakhita, la Chiesa cattolica celebra la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la tratta di esseri umani. La giornata è iniziata con le parole nette del Papa: «È complice la società che tollera la tratta a fini sessuali». Lo ha detto Francesco ricevendo i membri del Santa Marta Group, organizzazione che riunisce i leader delle Forze dell’Ordine e della Chiesa impegnati contro la tratta di esseri umani.

fiaccolata piacenza trattaOsservando il fenomeno migratorio e la composizione degli arrivi si può immediatamente notare che la maggior parte delle persone sono uomini. La presenza che passa inosservata è quella di molte donne, spesso giovanissime, in stato di gravidanza o già accompagnate dai loro figli. La maggioranza delle donne migranti ha subìto violenza di genere: violenza sessuale, abusi, mutilazioni genitali femminili, sfruttamento sessuale. Lo sfruttamento sessuale è una forma di schiavitù moderna: una pratica profondamente lesiva dei diritti delle donne e delle bambine, secondo gli art 1, 3 della Dichiarazione ONU e art 2, 3 della Costituzione Italiana.

Circa l’80% delle donne nigeriane che arriva in Italia è già destinata alla tratta e allo sfruttamento sessuale. Una donna su tre a Benin City, in Nigeria, viene avvicinata da trafficanti locali che promettono un’opportunità di lavoro o studio in Europa e vengono così allontanate dalle loro famiglie immaginando di andare incontro ad un futuro migliore.

piacenza acisjf trattaA Piacenza si è svolta il 10 febbraio 2018 la fiaccolata “Migrazione senza tratta” organizzata dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXXIII. Alla fiaccolata hanno aderito la Diocesi di Piacenza – Bobbio e la CISL. Per la Diocesi ha partecipato l’associazione di secondo livello Consulta delle Aggregazioni Laicali (di cui varie associazioni femminili del territorio come la Protezione della Giovane fanno parte). È stata portata all’attenzione della cittadinanza la storia di abusi e riscatto di Sofia, una ragazza ospitata alla Protezione della Giovane di Piacenza, vittima di tratta.

La storia di Sofia

Il mio nome è Sofia sono nata in Nigeria l’1/5/96, dove vivevo con mia madre , una sorella di dodici anni ed un fratellino di nove. La mia famiglia lavorava la terra e mio padre è deceduto nel 2010 per gravi problemi di salute

Ho frequentato la scuola per tre anni ma, per problemi economici sono stata costretta a lasciare gli studi ed a lavorare come parrucchiera. Sono fuggita per opposizione a mia madre che voleva sottopormi alla mutilazione genitale per tradizione popolare secondo le prescrizioni della religione musulmana. Mia madre sosteneva che se non mi fossi sottoposta all’intervento avrei avuto problemi nell’avere figli. Mi diceva che ero un disonore per lei e che non potevo restare lì. Sono scappata allora su un camion con i soldi che avevo messo da parte, ma ben presto in Niger erano finiti.

Senza un posto dove stare e senza denaro per proseguire, sono finita preda della rete di sfruttamento sessuale della zona. Un signore del Senegal si è offerto di ospitarmi ed in quel momento mi è sembrata una salvezza, mi ha portato nella sua casa dove vivevano molte altre ragazze nelle stesse condizioni; tutte eravamo minacciate di essere portate alla polizia perché prive di documenti se ci fossimo rifiutate di obbedire e lavorare.

Dopo circa un mese, l’uomo ha portato in Libia tutte le donne schiave. Approfittando di un uomo ubriaco sono riuscita a fuggire, ed a raggiungere la spiaggia di notte. Sono stata imbarcata quando ormai la barca era piena perché avevo solo 500 dinari.

A bordo ero l’unica donna in mezzo a persone che non conoscevo, senza sapere dove ero diretta, senza sapere chi fosse al comando, senza bere né mangiare nella stiva della nave per almeno due giorni. Il mare era molto mosso; passavano delle navi ma erano lontane; mi attaccavo alla barca per non cadere in mare, il rischio di finire lì la mia vita era grande! Non mi restava che pregare, finché una nave ci ha salvati.

In Italia sono stata destinata in una struttura di Piacenza dove mi trovavo bene e speravo di iniziare una nuova vita da donna libera.

Avevo nuovi amici, frequentavo una Chiesa ed andavo a scuola, avevo richiesto asilo ed ottenuto il primo permesso di soggiorno, ma dopo cinque mesi sono stata avvertita che dovevo recarmi in un’altra città da venerdì a domenica per diminuire il mio debito del viaggio, se non lo avessi fatto sarebbe successo qualcosa.

Ma come erano arrivati a me? E chi mi telefonava.? Mi sono messa a piangere disperata, ero angosciata, non dormivo più la notte avevo sempre mal di testa, ho cambiato scheda ma dopo venti giorni una nuova chiamata! Non volevo più uscire dalla casa ed andare a scuola, avevo paura. Non potevo continuare a vivere così, ho chiesto aiuto.

Sofia ha affidato queste sue paure alla rete dei Servizi della nostra città, ha avuto il coraggio di raccontare, è stata accompagnata in una struttura segreta e lontana, ha dovuto lasciare le sue amicizie, rinunciare alle relazioni che lentamente si era costruita per la sua sicurezza. La Commissione Territoriale di Bologna le ha concesso la protezione con lo status di rifugiato e, con l’arresto del suo persecutore, ha trovato lavoro e ora è una donna libera.

Letizia Bricchi

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