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Nuovi modelli di residenzialità

Pubblichiamo il testo dell’intervento di Stefania Mazotti, psicologa e project Manager della Fondazione, alle giornate formative del progetto Ampliacasa, che si sono svolte il 16 e il 17 febbraio a Roma.

La Fondazione Italiana Verso il Futuro è nata da un gruppo di famiglie che provenivano dall’Associazione Italiana Persone Down, per avviare soluzioni abitative e residenziali  adatte alla crescita ed allo sviluppo dei propri figli.

A quale bisogno deve rispondere l’autonomia abitativa?

  • Ad un bisogno di autonomia?
  • Ad un bisogno di assistenza?
  • Deve rispondere alla necessità creata dalla mancanza dei genitori, cioè al dopo di noi?
  • Deve dare la possibilità di costituire un gruppo di convivenza o una casa famiglia?

Cosa significa autonomia abitativa per noi? Cosa significa per una persona disabile? Cosa significa per i familiari di una persona disabile?

Proviamo prima di tutto a dare una definizione al concetto di “essere adulti”.

Essere adulti vuol dire essere in grado di dare una risposta ai seguenti bisogni:

  • bisogno di cooperazione,
  • bisogno di relazioni sociali,
  • bisogno di esercitare le proprie autonomie,
  • bisogno di confrontarsi con le difficoltà, possibilmente in modo efficace.

Dal 1997, anno della sua costituzione, fino ad oggi si sono rivolte alla Fondazione Italiana Verso il Futuro, centinaia di famiglie con richieste comuni, ma esigenze diversificate. Negli ultimi anni i progetti della FIVF hanno accolto anche altri tipi di  disabilità cognitive.

Molti genitori si pongono preventivamente il problema del futuro dei propri figli, nel momento in cui verranno a mancare le figure familiari di supporto. Altri si trovano di fronte alla richiesta, più o meno esplicitata, del proprio figlio, di poter uscire dalla casa genitoriale per proseguire in un percorso di crescita e di autonomia, come hanno fatto i propri fratelli. Spesso si rivolgono a noi direttamente i fratelli di persone disabili adulte, che, tra il carico dei propri impegni familiari e professionali e la responsabilità e l’affetto profondo che avvertono per il proprio fratello, cercano la possibilità di trovare la soluzione più giusta per l’autorealizzazione della persona, anche se disabile.

Proprio la specificità di ciascuna richiesta, unitamente all’enorme variabilità, che si può trovare tra gli adulti con sindrome di Down nelle competenze cognitive, comunicative, sociali e nei livelli di autonomia raggiunti, ci ha portato ad una riflessione. La necessità di poter realizzare modelli residenziali diversificati e sempre più personalizzati, al fine di poter trovare soluzioni sempre più adeguate ai diversi bisogni sottoposti alla nostra attenzione.

Oggi la fondazione gestisce sei comunità permanenti con storie completamente differenti ed una comunità sperimentale.

Le prime tre strutture sono accreditate e convenzionate (finanziate) da Roma Capitale: Casa Primula, Casa Girasoli, Casa Fiordaliso.

Altre tre strutture sono nate dall’esigenza di dare una risposta ai bisogni descritti, anche in mancanza di un finanziamento pubblico, dando origine ad altri tre gruppi di convivenza che si sono autofinanziati: Prati House, Casa Petunia, Casa Futura.

Nel progetto Domus di avviamento alla residenzialità, altri 6 gruppi formati da sei persone costituiscono una sperimentazione continua circa la compatibilità, la coesione ed i bisogni assistenziali ed abitativi, delle singole persone e dei singoli gruppi.

Nel corso degli anni abbiamo ricevuto anche alcune richieste di inserimento da persone disabili, che desideravano sperimentarsi in una convivenza di coppia. Non abbiamo accettato tutte le richieste, ma abbiamo valutato e accolto solo quelle coppie che sembravano, in accordo con le loro famiglie, veramente pronte a questa esperienza. La vita di coppia deve comunque avere attività quotidiane condivise con il gruppo, mantenere gli impegni quotidiani individuali, rispettare le regole e i bisogni del gruppo. Inoltre le coppie sono state accompagnate e seguite in incontri di supporto psicologico e di auto mutuo aiuto, sia individualmente, che in gruppo con altre coppie.

Riteniamo necessario continuare la ricerca e la sperimentazione di modelli residenziali diversificati, in grado di rispondere sempre di più a bisogni diversi di “diverse” persone.

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