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“Hanno bisogno di noi”

Pubblichiamo il saluto che la presidente internazionale dell’Acisjf, Miriam Dìaz Camargo, ha rivolto alle partecipanti all’Assemblea Nazionale del 23 e 24 novembre scorso. 

Cari amici,

saluto cordialmente questa assemblea, la cui riunione manifesta quanto ci preoccupa la situazione dei migranti, dei rifugiati che scappano dalle guerre, dalle persecuzioni, dai disastri naturali e dalla povertà. Ugualmente, portiamo nel cuore la sollecitudine per le adolescenti in attesa, le giovani maltrattate, la violenza contro la donna.

Questi fatti, indubbiamente, sono un “segno dei tempi”. Si tratta di ciò che proviamo a leggere invocando la luce dello Spirito Santo. Il nostro servizio a questi nostri fratelli, di qualunque razza, cultura o condizione, è come un’espressione della sollecitudine della Chiesa verso i migranti, gli sfollati, i rifugiati e le vittime della tratta delle persone.

Su questo tema, ricordiamo le parole di Papa Francesco:

«Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca. A ogni essere umano costretto a lasciare la sua terra in cerca di un futuro migliore, il Signore lo affida all’amore materno della Chiesa» (Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018).

Ciascuno sappia stimare il valore degli altri (cfr, Gal 6,2), ciascuno viva e comprenda le condizioni degli altri e nessuno manchi al dovere di solidarietà e condivisione con chi è maggiormente provato. Però, soprattutto, ciascuno di noi continui – per quanto ci sia possibile e secondo le condizioni professionali – offrendo l’appoggio generoso e effettivo alla risoluzione dei problemi, che sono problemi di tutti e che non possono essere risolti individualmente.

Affinché tutti noi che partecipiamo a questa Assemblea possiamo essere sempre aperti al confronto sereno, sapendo accettare le esigenze e le argomentazioni altrui, non trascurando mai un’attenta valutazione dei dati che dobbiamo prendere in considerazione. Che si possa alla fine andare verso soluzioni pratiche, che tengano in conto tutti i legittimi interessi comuni, l’oggetto, la missione. Però, in primo luogo, che si possa essere veri difensori degli interessi degli ultimi, di coloro che non hanno voce.

Noi credenti abbiamo il dovere di essere ovunque la voce appassionata e intelligente di tutti loro. Promuovere la solidarietà è un dovere che attiene in primo luogo alle comunità cristiane al loro interno: devono vivere l’esperienza della carità e del servizio a imitazione della Chiesa delle origini, come testimoniano gli Atti degli Apostoli (cfr. At 4, 32-35).

Inoltre, è necessario riconoscere che abbiamo assunto questa sfida, questa responsabilità nella nostra associazione Acisjf.

Tuttavia, le comunità cristiane, le associazioni, i gruppi per sostenersi ed essere fedeli necessitano di una formazione permanente, e non solo come volontari ma come persone credenti, testimoni di una fede viva e coerente.

Le nostre giovani hanno bisogno di noi, della nostra presenza solidale: con i migranti, con le bambine adolescenti incinte, con gli emarginati.

Sarà sempre necessaria una profonda comprensione che ci faccia partecipi dei loro problemi e trovi espressione in una concreta e comune ricerca di soluzioni.

Siamo qui per ricordare la nostra cara Patrizia: un ascolto attivo e generoso.

«La Madre di Dio ha sperimentato la durezza dell’esilio (cf. Mt 2, 13-15), ha accompagnato amorevolmente suo figlio nel suo cammino fino al Calvario e ora condivide eternamente la sua gloria. Alla sua materna intercessione affidiamo le speranze di tutti i migranti e rifugiati del mondo e gli aneliti delle comunità che li accolgono, affinché, in accordo con il supremo comandamento divino, impariamo tutti ad amare l’altro, lo straniero, come noi stessi» (Papa Francesco, ibidem).

 

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