Acisjf: Casa di Roma

A Roma l’Associazione Cattolica Internazionale al Servizio della Giovane (Acisjf) è ospite dall’inizio degli anni ’50 nell’immobile di via Urbana 158 Roma (Zona Esquilino – S. Maria Maggiore) di proprietà del Vaticano (SGIR). In questo stabile, affidato all’Acisjf da S. Eminenza il cardinale Iorio, ha sede una Casa di accoglienza e la sede nazionale dell’Acisjf.

Nella casa operano volontarie laiche, religiose, educatrici e personale retribuito. Il primo obiettivo è quello di creare un vero clima di famiglia tra tutte le persone che vivono o passano nella casa.

Per ogni giovane si cerca di formulare un progetto educativo che tenga conto della sua realtà di vita, delle sue possibilità e potenzialità e dei suoi bisogni.

Cosa facciamo. Nella casa si realizza un servizio di accoglienza nei confronti delle giovani che per differenti motivi sono lontane dalla famiglia e sono bisognose di aiuto spirituale, materiale ed economico. Tra queste giovani un caso particolare è rappresentato da coloro che hanno appena compiuto il diciottesimo anno di età. Le neomaggiorenni non sono più assistite dal Tribunale per i minori e quindi sono dimesse dagli istituti che le ospitavano e restano a nostro completo carico.

Nella casa trovano ospitalità per periodi più o meno brevi anche ragazze profughe che si fermano in attesa di completare la documentazione richiesta per essere accolte definitivamente in altri Paesi.

Vengono anche accolte, sempre per brevi periodi in attesa di trovare la giusta ospitalità, ragazze madri e gestanti ai primi mesi e giovani ragazze provenienti soprattutto da Paesi latino-americani che si trovano in carcere per l’art. 73 come corrieri di droga e che cercano accoglienza da noi per poter usufruire degli arresti domiciliari concessi per buona condotta non trattandosi né di tossicodipendenti, né di spacciatrici.

La nostra esperienza è in lunghissima misura molto positiva. Abbiamo aiutato queste giovani ad imparare bene la lingua italiana, molte hanno fatto una formazione professionale per potersi poi reintegrare nel loro Paese d’origine con nuove capacità lavorative. Quasi tutte hanno fatto un percorso positivo anche a livello umano e spirituale.